Viraggio Combinato Polisolfuro – Selenio

Abbiamo già affrontato nei precedenti articoli molti degli aspetti legati al viraggio delle stampe fotografiche in bianco e nero. Il reale concetto di viraggio risiede nella modificazione chimica dell’argento che costituisce l’immagine. L’operazione di intonazione è un processo che non solo modifica il colore della stampa, ma apporta notevoli benefici nelle caratteristiche di conservazione. Questo grazie alla sostituzione/rivestimento dell’argento metallico con un composto più stabile.
Esistono tre tipi di “toner” che assolvono perfettamente la funzione conservativa e sono quelli al Selenio, all’Oro, o per solfurazione.
La mia preferenza si è sempre orientata verso il viraggio al selenio, soprattutto per la sottile varietà di toni che è in grado di produrre: dal blu-freddo se abbinato alle carte fotografiche al bromuro fino alle tonalità più calde con le carte al clorobromuro.
Raramente ho preso in considerazione i viraggi per solfurazione, poiché il loro colore pronunciatamene “bruno-seppia” raramente si è abbinato con successo alle mie fotografie. Malgrado questo, la letteratura tecnica ci insegna, che per ottenere il massimo dell’effetto protettivo da un viraggio, è necessario affidarsi proprio a quest’ultima categoria di toners.

I viraggi per solfurazione:
Una delle cause principali del deterioramento dell’immagine fotografica è da individuarsi nella presenza di alcune sostanze inquinanti nell’aria, responsabili di indurre ad una progressiva trasformazione dell’argento metallico in solfuro d’argento.
Provocando artificialmente questa trasformazione (per mezzo di un viraggio per solfurazione), l’immagine non potrà manifestare nuovi deterioramenti nel tempo in quanto già a priori modificata.
I viraggi per solfurazione possono agire secondo due distinti principi:
1. Tramite uno sbianchimento dell’immagine in una soluzione di Ferricianuro e Bromuro di Potassio, ed un successivo risviluppo in un altro bagno costituito da Solfuro di Sodio o Tiourea (quest’ultima vantaggiosa perchè inodore).
2. Attraverso un’intonazione graduale diretta, a temperatura ambiente, ottenuta per solfurazione in un bagno composto da un polisolfuro (Solfuro di Potassio) combinato a Carbonato di Sodio.
Molta letteratura tecnica specifica, consiglia, al fine di ottenere la massima protezione sulla stampa, di usare una miscela di due toners: uno al polisolfuro, l’altro al selenio La piena efficacia protettiva è assicurata dall’azione simultanea dei due: il viraggio al selenio forma uno strato protettivo di selenite d’argento, quello al polisolfuro converte l’immagine in solfuro d’argento.

Formule commerciali:
In passato sia Agfa che Kodak proponevano un bagno di viraggio basato su questo principio chimico: ne erano un esempio l’Agfa Viradon Brown Toner e il Kodak Polytoner.
Il Polytoner non è oggi più disponibile, poiché Kodak ne ha cessato la produzione; Agfa invece ha trasformato il Viradon attuale in un viraggio al polisolfuro semplice, senza più l’aggiunta di una componente al selenio. Il prodotto è commercializzato nella forma di liquido concentrato da diluirsi con acqua nella proporzione di 1+50, ma si possono usare diluizione superiori con il vantaggio di valutarne meglio il risultato progressivo. L’odore della soluzione è quello sgradevole, tipico dei viraggi per solfurazione.
Come poter quindi cercare di ottenere un effetto equivalente nonostante l’attuale assenza di prodotti chimici commerciali di questa categoria? Semplicemente ricorrendo ad una miscelazione combinata di un viraggio al polisolfuro (es. l’attuale Agfa Viradon) con un toner al Selenio (es. Kodak Rapid Selenium Toner).
Formula combinata Polisolfuro/Selenio:
La formula che conosco, e di cui non ricordo con esattezza la fonte, è la seguente:

Acqua 500ml
Carbonato di Sodio Anidro 160gr
Agfa Viradon diluito 1+50 320ml
Kodak Rapid Selenium Toner concentrato 80ml.
Acqua fino 1000ml

La diluizione di lavoro consigliata varia da 1+1 fino a 1+3. L’odore tipico della soluzione è quello delle uova marce misto ad una leggera esalazione ammoniacale; è quindi utile ricordarsi di lavorare in un ambiente ben areato. Non credo che la soluzione di lavoro possa essere conservata perché manifesta un rapido deterioramento.

Sottobosco, nei pressi di Colognora di Pescaglia, Gennaio 2004 – © Marco Barsanti

Procedura di utilizzo
1. Preparazione al trattamento:

Inutile dire che le stampe di tipo baritato devono essere state accuratamente lavate prima del viraggio. Qualsiasi residuo d’iposolfito all’interno della fibra provocherà delle macchie evidenti sull’immagine finale. Dovremo fare anche molta attenzione a non usare bagni di fissaggio troppo sfruttati perché potrebbero contribuire all’insorgere di chiazze di diversa colorazione.
Del resto, sarebbe perfettamente inutile programmare un tipo di viraggio di questa categoria, senza esserci attenuti ad un metodo di fissaggio-lavaggio da archivio.
Un metodo sicuramente valido è quello classificato come procedura abbreviata Ilford che con soli 20 min di lavaggio produce una stampa pronta per essere virata (Vedi articolo “Laboratorio” su Gente di Fotografia n.33).
Potrebbe essere comodo accumulare più copie essiccate per sottoporle a viraggio in un secondo tempo.

2. Il bagno di Viraggio
Prima di passare al viraggio, ci sono un paio d’accorgimenti che possono tornare utili nella valutazione del risultato:
– Usare una stampa bagnata e non ancora intonata, identica a quelle da virare, come riferimento durante il trattamento;
– Tagliare un’altra stampa identica in tre o quattro strisce. Ogni “strip” potrà essere virata con tempi diversi per valutare meglio l’entità progressiva della colorazione.
Preferisco usare la formula indicata nella proporzione di 1+1, miscelando il concentrato con acqua demineralizzata. Ho anche sperimentato la diluizione 1+3 (una parte di toner conc. con tre di acqua), ma i tempi di trattamento si allungano considerevolmente.
Accanto alla bacinella del viraggio si prepara un’altra soluzione che avrà la funzione di bagno di stop, e d’aiuto lavaggio. Può andare benissimo il Kodak Hypo Clearing Agent (HCA) alla diluizione di lavoro. Questo bagno (a base di solfito di sodio), applicato dopo un breve risciacquo, bloccherà l’effetto di viraggio prodotto dal polisolfuro.
I tempi di viraggio possono variare, per la diluizione 1+1, dagli 8 min. fino ai 12 min. (24°), ma questo dipende principalmente dal tipo di carta. Naturalmente, a tempi più lunghi di viraggio, corrisponderanno tonalità cromatiche più cariche.

3. Operazioni successive al viraggio:
Dopo il viraggio e lo stop in HCA, un’immersione della stampa per circa due minuti in un bagno indurente, impedirà l’opacizzazione dopo l’asciugatura. Se necessario, anche un delicato passaggio di una spugnetta morbida sulla superficie del foglio, può contribuire ad asportare eventuali sedimenti sulla gelatina.
L’operazione finale, vale a dire il lavaggio, dovrà protrarsi per circa 30-45 min. Per risparmiare sul consumo d’acqua, la tecnica delle due bacinelle descritta in un precedente articolo (“Laboratorio”, Gente di Fotografia n.36), sarà più che idonea.

Risultati cromatici e tonali
Con i viraggi classici per solfurazione (sbianca-solfurazione e al polisolfuro), dopo il trattamento, i toni della fotografia risentono frequentemente di una perdita di profondità dei valori bassi e di un effetto di “sbianchimento” dei valori alti più sottili.
A causa di questo la scala tonale della stampa deve essere sempre adattata all’intervento di viraggio. Si cerca in genere di produrre un’immagine più contrastata e più carica sull’intera scala tonale (più scura), in modo da compensare le variazioni tonali dovute al viraggio.
La formula descritta in quest’articolo non presenta problemi così evidenti; durante la stampa sarà necessario comportarsi come se questa fosse destinata al viraggio al selenio (Laboratorio, Gente di Fotografia n°34).
Prima di tutto, sarà consigliabile porre attenzione all’effetto denominato “dry down”, tipico delle carte baritate. A causa di questo fenomeno, il giudizio dei valori alti a stampa bagnata non è affidabile. Una stampa bagnata appare molto più brillante di quanto lo sia una volta essiccata, soprattutto nelle luci. Per ovviare all’inconveniente dovremo valutare la distribuzione dei toni sempre a stampa essiccata, asciugando forzatamente le provinature e le stampe di lavoro.
Nell’uso di questo viraggio combinato solo i valori profondi aumenteranno, con un rischio di perdita di dettaglio sottile nelle ombre profonde. Sarà sufficiente tenere la fotografia meno contrastata, mantenendo le ombre moderatamente più leggere. Penso che l’uso delle carte a contrasto variabile, abbinate ad un sistema di filtratura continuo, sia insostituibile per mettere in pratica questi sottili aggiustamenti.

Da questa formula si possono ottenere tonalità cromatiche calde molto piacevoli; le colorazioni ottenibili appaiono certamente più moderate rispetto ai colori seppia o bruno intenso dei viraggi per solfurazione e l’effetto graduale d’intonazione può essere controllato ed interrotto a proprio giudizio.

L’abbinamento con le carte fotografiche
Le tonalità ottenibili da questo tipo di viraggio dipendono naturalmente anche dal tipo di carta e dai rivelatori impiegati. Per ottenere degli autentici toni caldi, consiglio l’uso d’emulsioni sensibili al Clorobromuro sviluppate in un rivelatore a tono caldo.
Personalmente gradisco il risultato ottenibile con la carta Agfa Multicontrast Classic FB: la Multicontrast Classic è una carta al clorobromuro, a contrasto variabile. I suoi toni variano a seconda del rivelatore impiegato con un risultato che spazia dalle tonalità neutre a quelle leggermente più calde. Anche il bianco della base, meno abbagliante, viene ad accordarsi con i toni dell’immagine.
Una volta virata in Polisolfuro-Selenio la Multicontrast Classic acquista una tonalità bruno-porpora visibile, ma molto delicata.
Ho provato il viraggio anche con carte al clorobromuro di altri fabbricanti, ottenendo tonalità più pronunciate, ma in ogni modo controllabili attraverso la durata del trattamento.
Il fenomeno di “split toning” che il viraggio al selenio produce sulle carte a contrasto variabile, non avviene con il toner polisolfuro-selenio combinati. Questo effetto, non a caso detto “spezzato”, induce ad un cambio di colorazione dell’immagine solo sui valori medi e profondi (per maggiori dettagli vedi Gente di Fotografia n°35). Nel caso attuale il viraggio avviene progressivamente sul complessivo dei toni.
Tutte le indicazioni fornite fino a adesso possono considerarsi valide anche per le carte politenate RC, con il vantaggio che con queste ultime si possono abbreviare drasticamente tutte le operazioni di lavaggio.

Ile du Grand Gaou, Six Fours les Plages, Ile de Embiez, France, Maggio 2004 – © Marco Barsanti

Conclusioni
Sappiamo adesso come poter raggiungere un alto grado di permanenza dell’immagine fotografica. Tale prerogativa non sempre costituisce una reale necessità pratica, ma l’interesse per un viraggio combinato polisolfuro-selenio si esprime principalmente per il suo specifico risultato cromatico.
Nel prossimo articolo prenderemo in esame altre possibilità d’intervento cromatico sulle stampe in bianco e nero.

Testo e immagini © Marco Barsanti

Articolo pubblicato sul numero 38, dell’autunno-inverno 2004 di Gente di Fotografia. Rubrica “Laboratorio”

Il Viraggio al Selenio nella Stampa in Bianco e Nero – seconda parte

Sebbene lo sviluppo della tecnologia digitale costituisca oggi un’ottima alternativa alla stampa fotografica classica, i maggiori produttori di carte in bianco e nero continuano a proporre una vasta varietà di materiali di tipo tradizionale.
Secondo le proprie esigenze creative, è possibile scegliere fra carte molto differenti per tonalità di grigio, intonazione della base, peso e aspetto della superficie.
In questa classificazione ci troviamo spesso a parlare di “colore” della stampa. Quest’aggettivo può sembrare inadeguato, ma in realtà descrive un’effettiva classificazione cromatica che distingue le tonalità di una fotografia in bianco e nero per il loro grado di calore o freddezza.
Attraverso l’utilizzo dei materiali da stampa, in primo luogo la varietà di carta, la componente chimica del rivelatore ed i trattamenti di viraggio, è possibile ottenere uno slittamento verso l’una o l’altra estremità di colore.
Alcuni anni fa Kodak pubblicava un opuscolo tecnico dove erano riportate tutte le tonalità ottenibili combinando i vari viraggi a più tipi di carta: per questo si parlava di toni neutri, bruno-rossastri, bruno-porpora, bruno-cioccolata, giallo-seppia e così via

In quest’articolo ci occuperemo di come produrre stampe in bianco e nero con tonalità calde attraverso l’uso del viraggio al selenio. Con questo trattamento è possibile raggiungere una vasta varietà di tonalità brune, da lievi a molto pronunciate.

La carta da stampa:
E’ caratteristica tipica delle carte con composizione combinata di cloruro e bromuro d’argento, di generare un’immagine argentica d’intonazione leggermente calda, talvolta abbinata ad una colorazione simile molto sottile, del bianco della base.
Solitamente, per distinguere con chiarezza le differenze tonali dalle carte al bromuro d’argento, è necessario ricorrere ad un confronto visivo fra i due materiali.
Per evidenziare il più possibile la tonalità calda si può ricorrere a due sistemi:
Usare una formula di sviluppo classificata appunto come a tono caldo. In commercio esistono alcuni rivelatori specifici per carte warmtone, ma purtroppo il loro effetto è spesso di scarsa efficacia. In molti casi, il maggior dosaggio di bromuro di potassio di queste formule, può generare una fastidiosa dominante verdastra alla stampa;
Abbinare all’effetto del rivelatore il viraggio al selenio. I migliori risultati in termini d’intensità e qualità cromatica si possono ottenere utilizzando il Kodak Rapid Selenium Toner – KRST.

Esistono due generi di carte warmtone: le classiche a gradazione fissa e quelle a contrasto variabile, queste ultime decisamente più versatili nell’utilizzo.
Attualmente le più diffuse sono la ILFORD Multigrade Warm Tone e la FORTE Polywarmtone ambedue a contrasto variabile e disponibili nelle versioni FB e RC.
Ce ne sono anche altre, di qualità eccellente, ma purtroppo scarsamente diffuse.

Gli effetti d’intonazione del viraggio al Selenio:
Abbiamo già ampiamente discusso sull’uso e gli effetti del viraggio al selenio nel precedente articolo “Laboratorio”, (I vantaggi del viraggio al selenio nella stampa in bianco e nero – prima parte -, Gente di Fotografia n°34). Usando il KRST con le carte a tono caldo significa poter sfruttare ugualmente tutti i vantaggi precedentemente elencati:
Il toner al selenio contribuisce alla conservazione delle stampe incrementandone la permanenza d’archivio.
Provoca un innalzamento del contrasto generale attraverso l’intensificazione dei valori tonali profondi; i neri ne risultano più decisi ed intensi.
A differenza di quanto succede con le carte al bromuro, il viraggio al selenio conferisce alle carte a tono caldo un’ampia gamma di tonalità di colore bruno da molto leggere ad intense.
Voglio precisare ancora una volta che le caratteristiche cromatiche dell’intonazione dipendono da numerose variabili (dal tipo di carta, dalla partita di provenienza, dalla componente chimica del rivelatore, dalla concentrazione e dal tempo di trattamento nel toner).
Sarebbe impresa ardua cercare di classificare gli effetti di viraggio con tutte le carte in commercio, a meno di non avere intenzione di realizzare un vero e proprio trattato specifico sull’argomento.
Nell’ambito del presente articolo circoscriverò il mio esame ad una sola carta, del tipo baritato a contrasto variabile: la FORTE Polywarmtone FB Plus.
Questa carta presenta una base bianca neutra, differenziandosi dalla Ilford Multigrade che come colorazione di fondo mostra invece una leggerissima nuance color crema.
Non ho scelto Forte Polywarmtone per un criterio di preferenza personale, ma semplicemente per il fatto di disporne al momento delle prove di viraggio.

Il trattamento:
Prima di intraprendere la descrizione delle mie prove vorrei nuovamente sottolineare che il viraggio al selenio presenta un certo grado di tossicità. Le precauzioni da adottare per operare in tranquillità sono semplici: da evitare il contatto diretto e prolungato con la pelle (soprattutto del prodotto concentrato) e mantenere sempre ben aerato il locale di lavoro.

Come prima cosa ho ingrandito e sviluppato una fotografia di riferimento sulla quale non sono intervenuto con il toner.
Ho destinato altre cinque copie di questa fotografia al viraggio. Il loro tempo di sviluppo è stato ridotto del 10% ed ho effettuato il fissaggio in un bagno acido, non induritore.
Nota: tutti i dettagli relativi al trattamento sono già stati discussi nella prima parte del presente articolo.

Ho preparato poi tre soluzioni di viraggio ognuna ad un grado di concentrazione diverso:
Una prima soluzione di KRST diluito nella proporzione di 1+20 in aiuto-lavaggio alla “work solution” (es: Kodak Hypo Clearing Agent – HCA); questa combinazione riduce il rischio di macchiare la stampa. Purtroppo la soluzione non si conserva ed è da considerarsi come bagno a perdere.
Le soluzioni 1+9 ed 1+5 possono essere ottenute diluendo il KRST in sola acqua distillata. Ognuna delle due concentrazioni produce un bagno riutilizzabile fino ad esaurimento con buone caratteristiche di conservazione (dai quattro ai sei mesi in bottiglie scure di vetro).

Il viraggio: diluizioni, tempi di trattamento e descrizione dei risultati
Ho fissato a 24°C la temperatura dei bagni assumendo come tempo massimo di trattamento circa otto minuti.

Ecco l’elenco dei distinti interventi di viraggio:
1. Diluizione 1+20, tempo di trattamento 4’00” @ 24°C; per la bassa concentrazione ed il breve tempo di trattamento, l’effetto del viraggio non induce ad evidenti cambiamenti nel colore. E’ neutralizzata la sgradevole tonalità verdognola tipica di molte carte e i valori profondi mostrano un leggero rinforzo (Vedi fotografia 2).

2. Diluizione 1+20, tempo di trattamento 8’00” @ 24°; in questo caso, per il protrarsi del tempo di viraggio, la fotografia tende ad assumere tonalità apprezzabilmente più calde nei valori più bassi, dando inizio ad un fenomeno classificato come di Split Toning o viraggio spezzato. (Articolo “Laboratorio”, Tecniche di viraggio spezzato, Gente di Fotografia n°32) (Vedi fotografia 3).

3. Diluizione 1+9, tempi di trattamento rispettivamente di 4’00” e 8’00” @ 24°C; La maggiore concentrazione di KRST inizia a produrre un effettivo, visibile slittamento cromatico. L’effetto d’intonazione bruno-rossastro sembra rimanere circoscritto ai valori medio-profondi, lasciando inalterati i toni neutri delle alteluci. Lo Split Tonig è un fenomeno tipico con il quale rispondono molte delle carte a contrasto variabile e può, in molti casi, enfatizzare la sensazione di profondità della fotografia. Molti fotografi usano questo effetto selettivo per scopi estetici (Vedi fotografie 4 e 5).

4. Diluizione 1+5, tempo di trattamento 4’00” @ 24°C; la carta Forte Polywarmtone FB sottoposta a viraggio concentrato raggiunge rapidamente l’intonazione completa: l’intera gamma tonale s’indirizza verso una colorazione bruno-rossastra. Il rinforzo dei valori profondi è massimo. E’ sconsigliabile a queste concentrazioni protrarre troppo a lungo il tempo di trattamento, infatti, un overtoning può addirittura invertire i risultati (Vedi fotografia 6).

Ad ogni operazione di viraggio segue un bagno in HCA ed un successivo, completo lavaggio.

Pontile, nei pressi di Brest, Bretagna, 2001 © Marco Barsanti
Stampa sviluppata in rivelatore a tono caldo, non sottoposta a viraggio
Krst diluiz. 1+9, tempo di trattamento 8′ a 24°C
Krst diluiz. 1+5, tempo di trattamento 4′ a 24°C

Conclusioni:
La scelta verso uno specifico tipo d’intonazione può contribuire ad accrescere la qualità estetica ed emozionale di un’opera.
Fra i viraggi quello al selenio è sicuramente da considerarsi il più versatile: è composto da un bagno unico, può produrre sia tonalità fredde sia calde, il suo effetto è variabile a piacimento. La pratica c’insegna a trarre gran vantaggio proprio dai suoi effetti più sottili.

Nel prossimo numero concluderemo l’argomento relativo alla conservazione delle fotografie discutendo gli aspetti legati al lavaggio delle stampe fotografiche.

Testo e immagini © Marco Barsanti

Articolo pubblicato sul numero 35, dell’autunno 2003 di Gente di Fotografia. Rubrica “Laboratorio”

 

Il Viraggio al Selenio nella Stampa in Bianco e Nero – prima parte

Una delle prime mostre fotografiche di un autore importante che in passato ho avuto occasione di visitare è stata quella del cecoslovacco Josef Koudelka. Oltre alla potenza estetica delle immagini, rimasi molto colpito dalla straordinaria qualità degli ingrandimenti. Niente a che vedere con i parametri qualitativi a cui ero ingenuamente abituato fino a quel momento. I neri vasti e profondi delle stampe di Koudelka mi lasciarono senza parole.
Da quel momento, e per molto tempo, mi sono chiesto quali ulteriori accorgimenti, in aggiunta alla normale procedura base, fossero necessari per migliorare lo standard qualitativo di una stampa fotografica in bianco e nero.

In camera oscura ci si abitua ben presto, ed a malincuore, a valutare che l’effetto visivo di brillantezza e profondità che la stampa assume quando è ancora bagnata verrà in gran parte perso dopo l’asciugatura. L’aspetto accattivante della fotografia ancora immersa nell’acqua di lavaggio lo si perde inevitabilmente quando i valori alti, osservati su una stampa essiccata, non conservano la stessa luminosità. Anche i valori profondi, in molti casi, possono trasformarsi in fangosi e poco separati.
E’ necessario a questo punto, per espandere al massimo i risultati, dedicare ad ogni stadio del trattamento nuovi accorgimenti utili a sfruttare al meglio le possibilità afferte dai materiali che stiamo impiegando. Saranno necessari una adeguata formula di sviluppo arricchita di un antivelo per migliorare la resa dei bianchi, un bagno di viraggio al selenio a fine processo; tutto quanto abbinato ad una buona carta fotografica ricca di argento.

Negli articoli precedenti abbiamo già discusso sull’uso di alcune tecniche di viraggio e sulle caratteristiche di conservazione delle stampe fotografiche in bianco e nero. Riallacciandomi a quanto già in parte affrontato, vorrei dedicare il contenuto di questo articolo ai vantaggi offerti dall’uso del viraggio al selenio quale procedimento idoneo alla conservazione ed all’arricchimento tonale della stampa. Per il momento dedicheremo la nostra attenzione agli effetti che un viraggio di questo tipo produce sulle carte al bromuro d’argento, rimandando la discussione relativa al suo abbinamento con le emulsioni al clorobromuro, ovvero le carte a tono caldo.

Il viraggio al Selenio
Quando parliamo di viraggio al selenio è naturale pensare alla soluzione confezionata, commercialmente più diffusa, che è quella del “Kodak Rapid Selenium Toner” (KRST). Durante l’uso di questo prodotto dovremo adottare alcune precauzioni per la sua notevole tossicità: è consigliabile l’uso di pinze e guanti per evitare il contatto con la pelle e un frequente ricambio d’aria nell’ambiente di lavoro.

Optare per il viraggio al selenio significa ottenere i seguenti vantaggi:
Un incremento della permanenza dell’immagine: il toner al selenio protegge l’immagine della stampa fotografica dai gas ossidanti presenti nell’aria o da altri contaminanti potenziali che possono entrare in contatto con la fotografia. La sua azione chimica si basa sul principio di trasformazione dell’argento in un componente più stabile, nel nostro caso, il seleniuro d’argento.
Una intensificazione dei valori profondi: La reazione avviene in proporzione alla quantità di argento che compone l’immagine. Questo causa una intensificazione dei valori più bassi (dove c’è più argento) producendo neri e grigi scuri più intensi senza variare l’aspetto visivo nei bianchi. Alcuni fotografi sostengono che alle maggiori diluizioni si possa verificare anche una appena percettibile “pulizia” nei valori alti, questo a vantaggio della sensazione di brillantezza generale della fotografia.
Uno slittamento del colore dell’immagine verso una tonalità più gradevole: simultaneamente al rinforzo dei neri prende anche luogo una neutralizzazione dell’aspetto verdastro tipico di molte carte e l’immagine slitta verso una tonalità più fredda. (ricordo che quest’ultimo aspetto è valido solo per le carte al bromuro).

I cambiamenti nel colore dell’immagine e l’intensificazione delle ombre (vedi Fotogr. 2) dipendono dalla composizione dell’emulsione sensibile, dal tipo di rivelatore adottato, dalla concentrazione del toner e dal tempo di trattamento. Si possono intonare indistintamente sia le carte RC che le carte baritate FB traendone i medesimi benefici; ma sono dell’opinione che i risultati migliori si ottengono solo con queste ultime.
Se si pianifica un viraggio al selenio, una volta raggiunta l’esposizione ottimale di stampa, consiglio di applicare una diminuzione del tempo di sviluppo di circa il 10%, questo per compensare la perdita di dettaglio che si verificherebbe altrimenti nei valori più bassi.

Preparazione della soluzione di viraggio
Giunti alla preparazione della soluzione possiamo indirizzarci verso due scelte:

usare una diluizione variabile da 1+20 fino a 1+40, più idonea per contenere gli effetti di cambiamento sulla stampa e per controllare meglio l’azione progressiva del viraggio. In questo modo sfrutteremo solo parzialmente la sua efficacia a livello protettivo. Il preparato non si conserva;
adottare una formula più concentrata, nella misura di 1+5 fino a 1+9. In questo modo potremo aspettarci il massimo dell’effetto di annerimento nelle ombre e nello slittamento tonale dopo pochi minuti di trattamento. L’efficacia protettiva sarà massima e potremo riutilizzare la soluzione per diverse sessioni di lavoro fino al suo esaurimento.

Personalmente preferisco optare per il primo metodo di lavoro. Giudico che un effetto di viraggio troppo pronunciato provoca soventemente uno spostamento del colore verso una leggera tonalità porpora a mio avviso non esteticamente gradevole.
Ecco come preparare 1050ml di una soluzione di partenza ideale per il viraggio delle carte baritate (per ulteriori dettagli vedi anche Gente di Fotografia n°32):

200ml Kodak Hypo Clearing Agent Stock o Ilford Washaid concentrato + 800ml Acqua + 50ml KRST concentrato

Questa formula, intesa come bagno a perdere, realizza una diluizione 1+20 di KRST in aiuto lavaggio chimico Kodak o Ilford. Carte di differenti produttori possono richiedere diluizioni diverse. Se la stampa reagisce al viraggio troppo lentamente dovrà essere utilizzata una soluzione più concentrata; una reazione troppo rapida richiederà una maggiore diluizione.

A seguito della vasca di fissaggio dovranno essere preparate altre tre bacinelle contenenti:
Bacinella 1: bagno di viraggio costituito da KRST diluito in un aiuto lavaggio, come appena indicato.
Bacinella 2: una stampa di riferimento immersa nell’acqua identica a quelle da intonare.
Bacinella 3: un aiuto lavaggio fresco alla concentrazione di lavoro (Kodak Hypo Clearing Agent o Ilford Washaid).

Nudo su una scala, Zelata di Bereguardo, 1986
Immagine non sottoposta a viraggio. L’uso del bromuro di potassio nei bagni di sviluppo tende a rendere il colore della stampa lievemente verdognolo. I neri della stampa non raggiungono densità profonde.
Nudo su una scala, Zelata di Bereguardo, 1986
La medesima immagine sottoposta a viraggio al selenio. Questo procedimento produce un raffreddamento del colore dell’immagine e una intensificazione dei valori profondi. Con alcune carte anche le alte luci e i valori molto alti possono talvolta acquistare in brillantezza.

PROCEDURA
Per prima cosa si immerge la stampa di riferimento nella bacinella contenente acqua. Questa ci sarà utile come metro di paragone nella valutazione dell’effetto progressivo del viraggio sulle stampe da intonare.
Consiglio, per mia esperienza, di usare in abbinamento al viraggio al selenio la procedura abbreviata di fissaggio-lavaggio Ilford per le carte baritate. (Vedi il precedente articolo”Laboratorio” su Gente di Fotografia n°33).

Ecco, fase per fase, come sono abituato ad operare:
1. Si provvede a fissare la stampa in un bagno di fissaggio acido all’iposolfito di ammonio non oltre i 60 secondi a 20C°.

2. La stampa viene trasferita direttamente nel bagno di viraggio preferibilmente utilizzato ad una temperatura prossima ai 25C°. A questo punto dovrebbe rimanerci fino a che non si è raggiunto, per confronto con la stampa di riferimento, l’effetto desiderato (un valore di grigio medio è l’ideale). La diluizione del viraggio dovrebbe essere “aggiustata” in maniera tale che la stampa possa raggiungere il tono desiderato in un tempo compreso fra i 3 e i 5 minuti.
3. A viraggio completato si trasferisce la fotografia nell’aiuto lavaggio per un tempo pari a circa 10 minuti (20C°), agitando di tanto in tanto. Questa operazione serve a bloccare il progredire del viraggio e ad agevolare, durante il lavaggio, l’eliminazione dell’iposolfito residuo nella fibra.
4. Breve risciacquo seguito da un lavaggio di almeno 30 minuti.
5. Al termine del lavaggio si immerge la stampa per alcuni minuti in una soluzione imbibente per negativi e si procede all’asciugatura.

Se per praticità od economia, si preferisca passare al viraggio in un secondo tempo, magari trattando più stampe contemporaneamente, è importante che queste ultime siano state precedentemente sottoposte ad un ciclo completo di lavaggio prima dell’asciugatura. Al momento in cui si decida di effettuare il viraggio le fotografie dovranno essere nuovamente bagnate per 5/10 minuti in una bacinella d’acqua. Solo dopo questa operazione potremo passare al viraggio come descritto al punto 2. Potremo anche optare per un viraggio completo in una soluzione più concentrata di KRST diluito con sola acqua distillata (Le diluizioni da 1+5 a 1+9 sono ideali per la conservazione d’archivio).

N.B.: ogni volta in cui la carta da stampa è del tipo politenato è possibile omettere l’impiego dell’aiuto lavaggio per preparare la soluzione. Prima dell’intonazione sarà sufficiente preparare la fotografia con un breve lavaggio in acqua corrente.

Alcune accortezze nel trattamento
Nel caso si decida di sottoporre a viraggio al selenio le proprie fotografie, consiglio, per una buona riuscita, di osservare scrupolosamente ogni fase del trattamento. Utilizzando soluzioni contaminate od esaurite potranno presentarsi, durante il viraggio stesso, sgradevoli macchie arancioni o rosa. Talvolta questo problema si verifica se la soluzione di toner diviene acida. Molti colleghi, per aggirare, il problema usano aggiungere circa 20 grammi di Metaborato di Sodio ad ogni litro di soluzione di viraggio.

Conclusioni
Malgrado le procedure descritte possano sembrare piuttosto complesse, il viraggio al selenio è uno dei procedimenti di intonazione-protezione più semplici da eseguire. Durante il trattamento il suo effetto è valutabile a vista; non induce al rammollimento e alla opacizzazione della gelatina; lo spostamento tonale con le carte al bromuro è gradevole e non invadente. Grazie al rinforzo dei neri profondi la stampa guadagna spazio nella gamma di riflettanza assumendo così un aspetto più profondo e brillante.
Nel prossimo articolo, analizzeremo l’effetto che questo viraggio produce sulle carte a tono caldo, con le quali sarà possibile ottenere una varietà di intonazioni molto interessanti dal punto di vista creativo.

Testo e immagini © Marco Barsanti

Articolo pubblicato sul numero 34, della primavera-estate 2003 di Gente di Fotografia. Rubrica “Laboratorio”

Tecniche di viraggio “spezzato” sulla stampa

Ho iniziato a sperimentare i procedimenti di intonazione sulle carte fotografiche in bianco e nero molti anni fa, praticamente in concomitanza con le mie prime esperienze di camera oscura e provando tutto ciò che era possibile. Da questa sperimentazione scaturiva una infinita possibilità di combinare sostanze chimiche diverse con carte da stampa diverse.
Man mano che le mie prove proseguivano e dopo aver scartato i risultati cromatici che non ritenevo essere di contributo estetico alle mie fotografie, mi resi conto che le mie preferenze si indirizzavano verso le tonalità più calde e delicate.
Ricordo, ad un certo punto di essere rimasto molto affascinato dalla lettura di una pubblicazione americana della Kodak la quale sottolineava i potenziali benefici apportati dal viraggio al selenio sulle stampe fotografiche in bianco e nero. Non solo avevo scoperto che con tale viraggio era possibile ottenere una grande varietà di sottili toni marroni purpurei in rapporto alle carte impiegate, ma che tale procedimento era essenziale per la conservazione nel tempo della stampa stessa.

Lo spunto per la stesura di questo tutorial/articolo trae origine da una serie di nudi che ho realizzato in studio alcuni anni fa, e stampati con un particolare procedimento di viraggio multiplo ottenuto combinando a fasi successive tre differenti bagni di intonazione sulla stampa finale. Ciò che ne risulta è un’immagine a tono caldo sulla quale le alteluci brillano di luminosità e colore propri, differenziandosi dal resto dell’immagine (vedi fotogf n°4).
Per poter mettere in pratica questo procedimento, detto di viraggio “spezzato”, sono necessari, oltre a tutti i normali strumenti di camera oscura dei quali non starò in questa sede a fare elenco, i tre bagni di intonazione costituiti da: un viraggio al selenio, un toner al polisolfuro, un bagno di viraggio all’oro (Cloruro d’Oro). Sarà anche necessaria una soluzione chiarificatrice dell’iposolfito ( a base di Solfito di Sodio) e naturalmente la stampa da intonare, necessariamente realizzata su carta politenata o baritata al Clorobromuro, più semplicemente denominata carta a tono caldo.
Fortunatamente ogni singolo bagno necessario esiste come prodotto già preparato e disponibile in commercio.

LA STAMPA
Si parte da una stampa normalmente sviluppata, trattata possibilmente in un rivelatore che ne conservi le caratteristiche di tonalità calda (Tipo Agfa Neutol WA o simili).
Consiglio, per le prime sperimentazioni di indirizzarsi verso una qualsiasi varietà di carta di tipo politenato, questo per semplificare ogni operazione intermedia di lavaggio.
In fase di ingrandimento, come di consueto, si determina il grado di contrasto e l’esposizione adeguati per raggiungere il risultato visivo desiderato, poi si provvede a variare i due parametri abbassando la gradazione di contrasto di circa mezzo punto ed aumentando l’esposizione di un 10% c.a. In sintesi, l’aspetto finale dell’immagine deve risultare moderatamente più denso e morbido di quanto ritenuto corretto. (vedi fotogr. 1) Inutile sottolineare la necessità successiva di un adeguato fissaggio e lavaggio del foglio, accorgimenti tassativamente necessari ad introdurre ogni intervento di intonazione.

LA PREPARAZIONE DEI BAGNI DI VIRAGGIO

Toner al Selenio:
Si passa alla preparazione del primo bagno che sarà costituito da un viraggio al selenio molto diluito. Per praticità di preparazione si parte da una soluzione concentrata di Kodak Rapid Selenium Toner (RST) il quale dovrà essere diluito nella proporzione di 1+40 con acqua.
Questa semplice combinazione fra viraggio concentrato ed acqua agirà benissimo se impiegata su una carta tipo RC. Di contro dovremo rispettare certi ulteriori accorgimenti in abbinamento ad una carta baritata, ma su quest’ultimo punto torneremo più tardi.
Toner al Polisolfuro di Sodio:
Come secondo bagno, il prodotto Agfa Viradon (Brown Toner) che spero sia ancora commercializzato, costituirà il nostro viraggio al Polisolfuro. La diluizione del concentrato con acqua, come indicato sulla confezione, rispetterà il rapporto 1+50.
Toner all’Oro:
Anche l’ultimo bagno di viraggio è disponibile come prodotto già preparato da non diluire. La tedesca Tetenal ha in catalogo un ottimo “Goldtoner”, non esattamente economico ma semplice da usare e soprattutto riutilizzabile.

LA PROCEDURA CON LE CARTE TIPO RC
Si dispongono sul tavolo di lavoro le tre bacinelle contenenti i bagni di viraggio. Dovremo da ora in poi avere l’accortezza di lavorare in luce attenuata e, considerata la tossicità di alcuni componenti, di mantenere l’ambiente ben ventilato. Inutile ricordare che la stampa sarà pronta per il primo trattamento nel viraggio al selenio solo dopo essere stata fissata ed accuratamente lavata; tengo anche a precisare che i seguenti parametri di lavoro dovranno essere considerati solo come punto di partenza per la riuscita del procedimento.

1. Viraggio al Selenio (1+40): Tempo di trattamento circa 6/7 min. a 24°C con agitaz intermittente. (vedi fotogr. 2)
2. Risciacquo per alcuni min. in acqua corrente.
3. Viraggio al Polisolf. (1+50): Tempo di trattamento circa 2 min. a 20°C con agitaz. Intermittente. (vedi fotogr. 3)
4. Risciacquo per alcuni min. in acqua corrente fino alla scomparsa della colorazione gialla.
5. Viraggio all’oro: Tempo di trattamento a vista in temperatura ambiente fino al raggiungimento del risultato. (vedi fotogr. 4)
6. Lavaggio finale in acqua corrente ed essiccazione.

LA PROCEDURA CON LE CARTE BARITATE
La procedura da seguire con le carte baritate rimane la medesima, tuttavia saranno necessarie alcune modifiche nella preparazione del toner al selenio oltre ad una più accurata attenzione ad ogni operazione di risciacquo o lavaggio che dovranno essere condotte sempre molto a fondo.

Nella preparazione del bagno di viraggio al selenio l’acqua dovrà essere sostituita da una soluzione alcalina a base di solfito di sodio. Il prodotto in polvere Kodak Hypo Clearing Agent (HCA) farà al caso nostro. Attenendosi alle istruzioni sulla confezione del prodotto stesso otterremo una soluzione stock che dovrà essere diluita ulteriormente con acqua nella proporzione di 1+4 al momento del suo utilizzo. In quest’ultima soluzione di lavoro dovrà essere a sua volta diluito il RST nella proporzione di 1:20.

Per preparare 1050ml di toner: 200ml HCA Stock + 800ml Acqua + 50ml RST .

Dovremo modificare così la procedura:
1. Viraggio al selenio combinato con HCA (1+20): tempo di trattamento circa 7/8 min. a 24°C.
2. Successivo trattamento in HCA alla diluizione di lavoro 1+4 per 2 min. a 20°C.
3. Risciacquo accurato in acqua corrente.
4. Viraggio al Polisolf. (1+50): Tempo di trattamento circa 2 min. a 20°C con agitaz. Intermittente.
5. Risciacquo in acqua corrente fino alla totale scomparsa della colorazione gialla.
6. Successivo trattamento in un induritore all’allume tipo Tetenal Harter o simili per un paio di min.
7. Risciacquo accurato in acqua corrente.
8. Viraggio all’oro: Tempo di trattamento a vista in temperatura ambiente fino al raggiungimento del risultato.
9. Lavaggio finale in acqua corrente per almeno 30min e successiva essiccazione.

L’uso dell’induritore al punto 6. è necessario per ripristinare il rammollimento della gelatina indotto dal trattamento in polisolfuro.

CONCLUSIONI
Al termine di questo articolo è da considerarsi lecito un certo disorientamento, ma tengo a precisare che la complessità del procedimento è legata soprattutto alla messa in atto di una mia libera sperimentazione a scopo creativo.
In realtà ogni singolo intervento di viraggio possiede caratteristiche individuali la cui preziosità non è legata solo ad un particolare parametro estetico di intonazione dell’immagine, ma rappresenta anche un procedimento indispensabile per completare la cosiddetta procedura di archivio della stampa fotografica che come sappiamo inizia con l’operazione di fissaggio.

Testo e immagini © Marco Barsanti

Articolo pubblicato sul numero 32, dell’autunno 2002 di Gente di Fotografia. Rubrica “Laboratorio”