CORSI DI FOTOGRAFIA PHOTOLUX FESTIVAL

(LIVELLO AVANZATO) – Ottobre 2017/Marzo 2018

Contenuto del Corso: Utilizzo di Adobe Camera Raw e realizzazione di un Progetto Fotografico.

Quattro mesi di riprese fotografiche, revisioni di gruppo, discussioni, messa a punto estetica e tecnica. Ecco il risultato.

Espongono in questo spazio: Marina Capovilla; Alessandra Cerasomma; Silvio Da S. Martino; Mario Martinelli; Paola Nardi;Livia Swartelè.

Il programma del corso


MARINA CAPOVILLA

“Guardare oltre, guardare attraverso, è anche immaginare ciò che desideriamo”
Marina Capovilla



ALESSANDRA CERASOMMA

“Mi chiamo Alberta, sono catalana.

Le sigarette e i biscotti sono la mia droga.

Ho tanti acciacchi ma li ignoro, anzi….. me ne frego proprio.”
Alessandra Cerasomma



SILVIO DA S. MARTINO

Piccoli Eventi Quotidiani
Un rivolo d’acqua, una cascata e poila schiuma
L’acqua che scorre a piccole onde
Una piccola piuma posata sui ricami di un velo d’alghe sull’acqua ferma
Una superficie nera ondulat a chesembra uno specchio d’acqua
Un fosso scorre sotto una cateratta e la corrente crea forme inaspettate…

Mentre altrove

Dalla vecchia corteccia cresce legno nuovo
Il lavoro dell’uomo modella la montagna
Il mare cancella le orme sulla sabbi a enuovi passi disegnano altri percorsi…

La vita tutto attorno cattura lo sguardo, la mente registra le immagini, le mette in
relazione e crea gli eventi. Il progetto rimane aperto, virtualmente è senza limiti.

Silvio Da S. Martino, marzo 2018



MARIO MARTINELLI

“Il bisogno di mantenere un’identità dei luoghi in cui viviamo è un tema ricorrente e complesso dato il veloce processo di cambiamento che le nostre città subiscono.

In questo processo di cambiamento spesso rimangono fuori tutti quei luoghi, o nonluoghi, che esistono solo per assolvere ai bisogni della nostra società.

Sono necessari ma non necessitano di un’identità propria. Anzi, ci risultano ancora più familiari quando si presentano a noi identici in qualsiasi città che visitiamo.

Un esempio sono le stazioni di rifornimento. Sono tutte a noi familiari. In ognuna di loro sappiamo come muoverci, come comportarci. Per noi devono solo assolvere al loro compito nel più breve tempo possibile.

Con questo lavoro sono andato alla ricerca dell’identità che invece esiste in ognuna di esse. Si tratta di particolari. Particolari con cui, colui che le vive, che vi lavora, ha inteso personalizzarle, farle proprie.

Per meglio cogliere l’identità di questi luoghi ho deciso di rappresentarle di notte, quando smettono di assolvere al proprio compito”

Mario Martinelli



PAOLA NARDI

Un gioco di trasparenze, di velate aspettative, realizzato su uno stesso soggetto con vari materiali, che nasce dall’intento di invitare l’osservatore a filtrare ciò che vede con il proprio sentire.
Il “vedo non vedo” regala la possibilità di ampliare la chiave di lettura di una stessa immagine e l’uso del colore e del ritaglio, ne amplifica la visione irrazionale.
Paola Nardi

 



LIVIA SWARTELE’

Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono.

Ho fotografato animali che provengono da una situazione difficile: allevamenti intensivi, vivisezione, sfruttamento e maltrattamenti. Alcuni hanno conseguenze visibili a livello fisico, altri a livello comportamentale e sicuramente tutti a livello psicologico.

Questi animali hanno avuto molta più fortuna rispetto ai loro simili: sono stati salvati e accolti nel santuario animale Ippoasi a Pisa dove ora hanno la possibilità di vivere senza essere sfruttati o incappare in una imminente e certa morte e vivono in armonia con i volontari che si prendono cura di loro e degli altri animali.

Questo lavoro vuole farsi portavoce dell’antispecismo; per specismo si intende l’attribuzione di un diverso valore e dignità agli esseri umani rispetto alle altre specie animali, quindi credere che la razza umana sia superiore rispetto alle altre.

Ho cercato di far trasparire l’identità personale e le caratteristiche che ogni singolo animale ha come individuo e non come un’oggetto da sfruttare, maltrattare ed uccidere per il solo beneficio umano.

Livia Swartelè